
“Paghi subito o in tre rate?”: una domanda sempre più familiare, che compare ormai di default anche per acquisti di importo contenuto. È il volto più visibile del buy now pay later (BNPL), un sistema che negli ultimi anni ha trasformato il modo di pagare online e, sempre più spesso, anche nei negozi fisici.
Dietro la promessa di semplicità e immediatezza, però, si muove un fenomeno in forte espansione che inizia ad attirare l’attenzione delle autorità di vigilanza. In una Nota pubblicata a fine marzo, la Banca d’Italia mette in luce i rischi meno evidenti e anticipa un cambio di passo normativo: una nuova direttiva europea è pronta a ridefinire le regole del settore.
Un mercato in crescita rapida (e ancora poco regolato)
Il buy now pay later si è diffuso prima ancora di essere pienamente inquadrato dal punto di vista normativo. Il meccanismo è semplice: il consumatore può suddividere il pagamento in più rate, spesso senza interessi, con approvazione quasi immediata e senza le procedure tipiche del credito tradizionale.
A livello globale, il BNPL rappresenta circa il 5% delle transazioni e-commerce, per un valore che nel 2024 ha raggiunto i 342 miliardi di dollari. In Europa il peso è ancora maggiore: 9% del totale, con punte del 20% in Germania e del 23% in Svezia.
L’Italia, per ora, resta più indietro: circa 5% del mercato e-commerce, in linea con la Francia. Ma il ritmo di crescita è notevole. Secondo il Politecnico di Milano, il valore delle transazioni è passato da 1 miliardo di euro nel 2021 a 9,9 miliardi nel 2025.
Tre quarti degli acquisti avvengono online, mentre il restante quarto è effettuato in negozio. L’importo medio si aggira intorno ai 200 euro, segno che il BNPL è ormai uno strumento quotidiano, non più legato solo a spese rilevanti.
Chi usa davvero il “paga dopo”
Se inizialmente il servizio era appannaggio di una fascia limitata di utenti, oggi il suo utilizzo si è ampliato rapidamente.
Nel 2022 poco più del 4% delle famiglie italiane aveva utilizzato il BNPL almeno una volta. Nel 2025 la quota è salita a quasi il 30%, anche se due terzi degli utenti lo usano solo occasionalmente.
Il profilo tipico che emerge dalle indagini è piuttosto definito:
- famiglie giovani,
- con livello di istruzione medio-alto,
- più diffuse nel Centro-Sud,
- spesso con lavoro autonomo.
Tuttavia, il dato più significativo è un altro: il BNPL si sta diffondendo sempre di più tra le famiglie economicamente più fragili.
E soprattutto si concentra dove il debito è già presente.
- Lo utilizza quasi la metà delle famiglie che hanno già un finanziamento per beni di consumo.
- La quota scende a un quinto tra chi non ha altri debiti.
- Sale al 70% tra chi utilizza carte di credito rateali.
Ancora più rilevante: il ricorso è particolarmente alto tra chi è già in ritardo nei pagamenti di altre rate.
Il rischio invisibile: il debito che non sembra debito
Il successo del BNPL si spiega facilmente: è rapido, intuitivo e spesso privo di costi apparenti.
Proprio questa semplicità, però, rappresenta anche il suo punto critico.
Secondo la Banca d’Italia, il rischio principale è che il consumatore:
- sia meno consapevole di contrarre un debito,
- si senta meno vincolato dalla propria liquidità disponibile,
- accumuli più dilazioni contemporaneamente.
Il risultato può essere una spirale difficile da gestire: più acquisti rateizzati, più scadenze da rispettare, maggiore probabilità di ritardi o insolvenze.
Un altro elemento critico riguarda la trasparenza: le eventuali penali per ritardi non sempre sono comunicate in modo chiaro.
Dal punto di vista sistemico, i dati mostrano già qualche segnale:
- il tasso di crediti deteriorati nel BNPL è pari al 5%,
- contro il 3,5% del credito al consumo tradizionale.
Le richieste vengono filtrate (circa il 70% è approvato), ma spesso le valutazioni si basano su informazioni incomplete. Il problema nasce dalla scarsa condivisione dei dati:
- chi offre BNPL non vede l’intero indebitamento del cliente,
- gli operatori tradizionali spesso non vedono le esposizioni BNPL.
La risposta europea: regole più severe in arrivo
Per colmare queste lacune interviene l’Europa con una nuova direttiva sul credito ai consumatori, la CCD2, che per la prima volta include esplicitamente il buy now pay later tra le forme di finanziamento.
Le novità principali riguardano:
- valutazioni più rigorose della situazione finanziaria del cliente (reddito e spese inclusi),
- maggiore trasparenza contrattuale,
- obbligo di chiarire che il pagamento rateale è a tutti gli effetti un debito.
Resta però un limite: il BNPL non entrerà automaticamente nelle banche dati creditizie. La direttiva prevede solo la loro consultazione quando necessario.
Le nuove regole sono già state recepite in Italia e dovranno essere applicate entro novembre 2026.
Verso un mercato più maturo (e meno conveniente?)
L’adeguamento normativo avrà inevitabilmente un costo per gli operatori. Secondo la Banca d’Italia, è plausibile attendersi:
- una riduzione del numero di intermediari,
- un consolidamento del settore,
- costi più elevati per i consumatori.
Il buy now pay later non scomparirà: la sua utilità è evidente e risponde a un bisogno reale di flessibilità nei pagamenti.
Ma la fase dell’espansione senza regole sta finendo. Il futuro del BNPL sarà probabilmente meno “invisibile” e più simile a quello del credito tradizionale: con più tutele, ma anche con meno illusioni di gratuità.
