In Italia, un anziano su cinque assume più di dieci farmaci al giorno. Una gestione così complessa porta spesso a errori banali ma pericolosi: circa il 40% degli over 65 finisce per non seguire correttamente le cure prescritte. Non è solo una questione di memoria, ma un problema di sicurezza e di spreco di risorse pubbliche.
Perché si sbaglia terapia?
Secondo il progetto europeo Eldercare, coordinato dall’Università di Bologna, le cause sono molteplici:
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La complessità: Gestire dieci scatole diverse a orari differenti confonde chiunque.
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L’illusione del benessere: Molti smettono di prendere la pastiglia della pressione o del colesterolo appena si sentono meglio, pensando di essere guariti.
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Mancanza di supporto: Spesso il medico o lo specialista hanno poco tempo per spiegare nel dettaglio l’importanza di ogni singola pillola.
Quattro strade per migliorare la situazione
Per rimediare a questo fenomeno, la ricerca indica quattro soluzioni concrete:
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Più tempo per parlare: Nelle Case di Comunità o negli ambulatori, servirebbe un momento dedicato solo a riordinare la terapia del paziente.
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Educazione: È fondamentale far capire che le cure croniche non vanno interrotte senza consultare il medico.
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Formazione dei sanitari: Medici e infermieri devono assicurarsi che il paziente abbia davvero capito come e quando assumere il farmaco.
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Aiuti tecnologici: Dai semplici promemoria sul cellulare ai portapillole elettronici che suonano quando è l’ora della terapia.
Il ruolo chiave della farmacia e dell’infermiere
A Chieri e nei comuni limitrofi, il farmacista è spesso il primo punto di riferimento. Soluzioni come il “deblistering”(preparare scatoline settimanali con le dosi già divise per giorno e ora) possono fare la differenza, togliendo all’anziano il peso di dover scegliere la scatola giusta. Anche gli infermieri, grazie alla loro presenza sul territorio e a domicilio, sono alleati indispensabili per monitorare che tutto proceda per il meglio.
