
Ci sono progetti che insegnano a leggere. E poi ce ne sono altri che insegnano a guardare il mondo.
“Adotta uno scrittore, una scrittrice”, storico progetto del Salone Internazionale del Libro di Torino, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Nel 2026, alla sua XXIV edizione, l’iniziativa compie un passo simbolico e potentissimo: per la prima volta supera i confini italiani e arriva fino ad Addis Abeba, in Etiopia, con Annalena Benini, scrittrice e direttrice del Salone, che incontrerà gli studenti dell’Istituto Statale Omnicomprensivo Galileo Galilei dal 18 al 21 febbraio.
Un viaggio che non è soltanto geografico, ma culturale ed emotivo: perché quando la letteratura entra nelle scuole, nelle carceri, negli ospedali e nei luoghi più fragili della società, succede qualcosa che va oltre la pagina scritta.
I libri come spazio di ascolto
Da oltre vent’anni, “Adotta uno scrittore, una scrittrice” costruisce ponti tra autori e studenti, tra storie e vissuti personali, tra domande e possibilità.
Non si tratta di semplici presentazioni di libri. Qui gli scrittori entrano davvero nelle classi: ascoltano, dialogano, si confrontano. Ogni autore incontra gli studenti per tre appuntamenti durante l’anno scolastico e poi, il 18 maggio, tutti si ritrovano al Salone del Libro di Torino per l’incontro conclusivo.
Non ci sono lezioni frontali né schemi rigidi: si parte dai libri, ma si arriva ovunque.
Si parla di adolescenza, guerra, identità, amicizia, disagio, amore, diritti, ambiente, futuro. Si parla di quello che conta davvero quando si è giovani e si cerca il proprio posto nel mondo.
È proprio questa libertà a rendere ogni adozione unica: il libro diventa un pretesto meraviglioso per imparare a raccontarsi.
972 studenti, 40 autori, 9 regioni e una sola grande domanda: chi voglio diventare?
L’edizione 2026 coinvolgerà 972 studentesse e studenti in 40 scuole, carceri e ospedali distribuiti tra Piemonte, Liguria, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e, per la prima volta, Etiopia.
Un progetto che non lascia indietro nessuno: dalle scuole primarie alle superiori, dalle sezioni ospedaliere agli istituti penali minorili, fino alle classi per minori stranieri non accompagnati.
Perché leggere non è un privilegio: è uno strumento di libertà.
Gli autori che entrano in classe
Quest’anno saranno 40 le autrici e gli autori coinvolti. Nomi amatissimi e voci capaci di parlare ai ragazzi senza filtri e senza paternalismi.
Ci saranno la reporter Francesca Mannocchi, la regina del fantasy Licia Troisi, lo psichiatra e scrittore Vittorio Lingiardi, la sceneggiatrice Antonella Lattanzi, il rapper sociale Kento, la poetica ironia di Guido Catalano, la sensibilità di Enrica Tesio, la voce intensa di Daniele Mencarelli, fino a Matteo B. Bianchi, Marco Magnone e molti altri.
Ognuno porterà il proprio linguaggio: romanzi, fumetti, poesia, musica, reportage, teatro, graphic novel.
Perché i giovani non leggono meno: leggono in modi diversi. E questo progetto lo ha capito da tempo.
La scuola che serve oggi
In un tempo in cui spesso si parla dei ragazzi senza davvero ascoltarli, “Adotta uno scrittore, una scrittrice” sceglie invece di stare dentro le loro domande.
Non offre risposte facili, ma spazi veri di confronto.
Aiuta a sviluppare spirito critico, capacità di riflessione, consapevolezza emotiva. Insegna che la fragilità non è una colpa e che le parole possono diventare una forma di resistenza.
Forse è proprio questo il valore più grande del progetto: ricordare ai giovani che la cultura non è qualcosa di distante, ma qualcosa che può salvarli, accompagnarli, perfino cambiarli.
Una storia lunga vent’anni che continua a crescere
In oltre due decenni, il progetto ha realizzato 585 adozioni, coinvolgendo più di 16.250 studenti e 420 autrici e autori tra i più importanti della letteratura italiana contemporanea.
Numeri importanti, sì. Ma il vero successo resta invisibile: è quello che succede quando uno studente si riconosce finalmente in una pagina, quando trova il coraggio di fare una domanda, quando scopre che la propria voce merita di essere ascoltata.
Ed è forse lì che nasce davvero la lettura.
Non quando si apre un libro.
Ma quando quel libro apre noi.
