Nascosto tra le vette del Nepal, a quasi 4.000 metri di altitudine, il minuscolo villaggio buddhista di Samjung è diventato il simbolo di un dramma silenzioso: quello della crisi climatica che, giorno dopo giorno, sta cancellando tradizioni secolari e paesaggi millenari.
Per generazioni, i suoi abitanti hanno vissuto in armonia con un ambiente tanto ostile quanto affascinante. Yak e pecore erano la principale fonte di sostentamento, l’orzo il raccolto che garantiva la sopravvivenza, e le abitazioni in fango sorsero ai piedi di pareti rocciose disseminate di antiche grotte funerarie.
Ma quel fragile equilibrio si è incrinato con il progressivo ritiro delle nevi e il prosciugarsi delle sorgenti. Le precipitazioni, un tempo regolari, sono diventate imprevedibili: la scarsità di piogge si alterna a violenti nubifragi che devastano i campi e minacciano le abitazioni. Poco a poco, le famiglie hanno iniziato ad andarsene, lasciando dietro di sé un villaggio fantasma fatto di muri crollati e campi aridi.
Secondo l’ICIMOD, l’area dell’Hindu Kush-Himalaya si sta riscaldando a un ritmo superiore rispetto alle pianure. I ghiacciai arretrano, il permafrost si scioglie e il calendario agricolo tradizionale, basato sull’innevamento stagionale, è ormai stravolto. Senza neve, le coltivazioni falliscono e il bestiame non ha più pascoli.
La nascita di Nuovo Samjung
Di fronte a una crisi idrica irreversibile, la comunità ha dovuto prendere una decisione dolorosa: abbandonare Samjung per cercare una nuova casa. Grazie all’intervento del re di Mustang, i residenti hanno ottenuto un terreno 15 chilometri più a valle, lungo le sponde del fiume glaciale Kali Gandaki, dove è sorto “Nuovo Samjung”.
Trasferirsi, però, non è stato semplice. La ricostruzione ha richiesto anni di fatica: le famiglie hanno recuperato materiali, innalzato abitazioni in fango con tetti in lamiera e scavato canali di irrigazione per rendere fertile la nuova terra. Alcuni abitanti continuano ad allevare animali, altri si sono reinventati nel turismo, complice la vicinanza alla storica città murata di Lo Manthang.
Sebbene oggi l’acqua non manchi, il legame con le radici resta fortissimo. Samjung sopravvive nei ricordi dei suoi abitanti come un monito concreto dell’impatto del cambiamento climatico, capace di riscrivere la geografia dei luoghi e la storia delle persone.
